IL LAVORO E L’ ANSIA DELLA SERA PRIMA

Lavoro e ansia

Dalla spensieratezza all’ angoscia…

Eccoci qua: hai appena finito la cena, hai scambiato due chiacchiere con i tuoi cari, hai dato uno sguardo fugace ai social e adesso stai male. All’ improvviso.

Mangiato troppo? Hai litigato con la tua ragazza? La tua squadra del cuore ha perso il derby?

No: domani mattina dovrai tornare a lavoro e hai l’ ansia della sera prima.

Lo so, lo so, sei un lavoratore dipendente: ti sale il magone, depressione strabordante, nervi a fior di pelle e soprattutto ti senti in trappola.

Dai, accomodati.
Facciamo due chiacchiere e vediamo cosa ne viene fuori…

So di cosa parli…

Allora? Che succede?

Aspetta aspetta, fammi attivare la mia sfera di cristallo.


Vediamo un po’…


Ridevi fino a un attimo prima, poi ti ha colto una forma d’ansia serale che si acuisce nei mesi freddi, ti provoca inquietudine e pessimismo dilagante, batticuore(e non è amore), estremo senso di fragilità.


Amico mio, sto per ribadire ciò che in cuor tuo sai già: sei sopraffatto dal tuo lavoro e la totale identificazione in esso ti porta angoscia, ansia e disperazione.

Purtroppo so bene di cosa si tratta…


“Spesso il male di vivere ho incontrato”, l’ho provato e lo provo tutt’ ora, per cui se hai bisogno di una persona che in un batter d’ occhio ti risolva la situazione mi sa che resterai deluso.

Ciò che posso fare è restarti vicino e ragionare con te a voce alta per scavare a fondo e cercare di migliorare da qui in avanti. Sia per te che per me.

Scaviamo a fondo

Ma perché farsi il sangue amaro? Perchè ci sentiamo in questo modo?


Passiamo ore intere a leggere libri sulla crescita personale, l’ autorealizzazione, la ricerca della felicità, ma poi ricaschiamo nell’ ansia e nella disperazione. E ancora e ancora.

La maggior parte di noi, un po’ perché presi dallo stress di tutti i giorni, un po’ perché tendiamo ad evitare di indagare sulle cose che ci fanno realmente soffrire, lascia che tutto scorra.


Tutto va in maniera automatica, meccanica, siamo parte passiva del processo e ci lasciamo travolgere dagli eventi.


Ma, come in ogni situazione che va avanti da troppo tempo e giunge quindi a saturazione, ad un certo punto ci fermiamo ed alziamo la testa.

Già, stiamo cominciando a realizzare che questo mondo che fa schifo, questa vita che fa schifo, questo futuro a cui neanche pensiamo perché già il presente è a tinte fosche, non è nient’ altro che il riflesso del NOSTRO mondo interiore.

Nel caso specifico ci apprestiamo ad analizzare una parte di esso e di preciso ci riferiamo a quell’ esiziale senso d’angoscia, quel nodo stretto in gola che in un attimo ci fa passare dall’ essere felice all’ essere completamente devastati dalla sofferenza.

Dai, diciamolo: si tratta dell’ inarrestabile idiosincrasia che abbiamo nei confronti del nostro lavoro.

Oooh! Già il fatto di averlo detto ci toglie un peso dallo stomaco…

La ruota del criceto(parte 1)

Ma perché questa avversione così forte?


L’ ansia che ne risulta deriva dalla rassegnazione al fatto che siamo in gabbia: sveglia, colazione, lavoro, pausa, lavoro, casa, cena, forse doccia, letto.


E ancora e ancora.


La ruota del criceto non smette mai di girare…

Non è tanto l’ attività lavorativa in sé che per qualcuno può risultare anche piacevole, ma per le situazioni che ne conseguono.


Per ovvie motivazioni il lavoro ci espone a degli odiosi obblighi e per di più ripetitivi.


Sinceramente, non conosco nessuno che vada in giro fischiettando perché pieno di obblighi da rispettare…


La sveglia, come ci insegna l’ indefesso ragionier Fantozzi, è ineluttabile.


Ci alziamo presto, se riusciamo facciamo colazione, sciacquata veloce, ci vestiamo in fretta e furia, in base alla distanza da percorrere per arrivare a lavoro dobbiamo affrontare il traffico, occhio ad arrivare puntuali.


Che fatica, la prima parte della giornata è andata…

La ruota del criceto(parte 2)…


Appena arrivati in ufficio capiamo l’ importanza di aver studiato Pirandello(e Jung) e indossiamo una bella maschera: siamo seri, ligi al dovere, professionali, risoluti, parliamo il giusto.


E ancora: siamo laboriosi, portiamo a termine le mansioni che ci sono state affidate o che comunque sappiamo di dover terminare entro fine giornata, se non dovessimo farcela è scontato che dovremo far straordinari(cosa? Rifiutare gli straordinari?! Ma allora siamo degli irresponsabili!), se retribuiti o meno dipende dalla realtà in cui siamo inseriti.


Quando l’ambiente è tossico

Nel 90,3% dei casi(ho messo la virgola così crederai che siano dati attendibili) siamo a contatto con persone di cui non ci interessa praticamente nulla, magari mal sopportiamo ed inevitabilmente con le quali siamo in conflitto o in competizione.

E il capo?


Siamo obbligati ad obbedire, come si dice dalle mie parti cioè a Cambridge e dintorni, ad un “ciuccio presuntuoso” con smanie di onnipotenza.

Ce lo ritroviamo sempre tra i piedi soprattutto nei momenti in cui abbiamo commesso degli errori(tempismo perfetto) e per di più veniamo distolti da ciò che stavamo facendo.

Come se non bastasse veniamo anche chiamati a rispondere (alla sprovvista) di cose che avremmo indagato più tardi perché ci eravamo organizzati così, ma a lui interessa poco. Vuole sapere adesso, subito!


Ma dove ci troviamo?


Chiaramente in un posto valido per allestire una escape room, orrendo e poco curato, quindi abbiamo tutto ciò che ci occorre per sorridere a 68 denti…

Come ci insegna il buon vecchio ragioniere


Eccoci serviti: dobbiamo mentire(quando serve),dobbiamo fare gli stupidi(quando serve) e diventare cintura nera nell’ ingoiare rospi.

Capisci bene che inevitabilmente tutto ciò genera un sempiterno senso di angoscia e ansia.

Dulcis in fundo, tutto viene ulteriormente amplificato dalla certezza(creata da noi) che siamo inermi e non potremo mai cambiare o migliorare lo stato in cui versiamo.

La lotta al falso moralismo

Mi fanno ridere quelli che “se anche potessi, non lascerei mai il mio lavoro perché sono una persona talmente attiva che mi annoierei a morte. E poi amo il mio lavoro”.


Bene, in caso di noia strabordante trovati un hobby!


Personalmente ho sempre trovato ripugnante questo falso moralismo che in primis porta le persone ad identificarsi col proprio lavoro ed è una cosa che non mi è mai andata giù.

Ma poi(sembra quasi di averli davanti) davvero non sapresti come impiegare il tuo tempo? Non hai persone a cui vuoi bene e con le quali vorresti trascorrere più tempo?

Non hai luoghi da voler visitare? Sport da praticare?

Ti piace leggere? Non ami l’ intrattenimento?

E allora, per dare un ordine alle cose, e’ importante portare rispetto innanzitutto a noi stessi!

Chi ben comincia è a metà dell’opera


Già il fatto di aver identificato il problema, di aver cominciato a sviscerare tutte le ansie e le angosce persistenti, costituisce il primo tassello di questo puzzle che al momento si profila essere tutto nero, ma che sta a noi dover colorare diversamente.

Ok, ma come fare?

Oggi abbiamo fatto un primo step, la prossima volta che passerai a trovarmi proveremo ad elaborare una strategia per migliorare la situazione.

E come dico sempre: evviva il sostegno reciproco e la costruzione di un mondo migliore!

A presto

Francesco

L’ Allegro – aka Francesco Allegretta
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