Ecco perchè sei ciò che indossi!

Il tuo abbigliamento parla per te, comunica per te e lo fa senza sosta.

Quindi?

Quindi sei ciò che indossi.

Stavolta si parte alla riscoperta di noi stessi per realizzare come dei semplici pezzi di stoffa possano raccontare chi siamo.

Salta su!

E’ incontrovertibile: il cittadino del mondo, categoria nella quale volenti o nolenti rientriamo, rivela tanto di sé attraverso i vestiti che indossa.

Tanto per cominciare chi vive una condizione di serenità psicofisica tenderà a vestirsi dando il meglio di sé e lo farà per sé e per sé stesso soltanto.


Cosa intento dire?

Chi si sente particolarmente in forma e con l’umore alle stelle tenderà a scegliere cosa indossare con accuratezza in termini cromatici, di vestibilità e ricercatezza.

Al contrario, degli outfit trasandati o sciatti trasmetteranno poco entusiasmo, poca cura di una parte di sé e di conseguenza le persone circostanti saranno meno invogliate a relazionarsi.

La moda come indicatore sociale

Non finisce qui. I nostri abiti molto spesso forniscono dati demografici a nostra insaputa, anzi forse non tanto a nostra insaputa visto che vengono talvolta impiegati anche per ostentare la propria agiatezza economica(reale o presunta).

Oggi più che mai il cittadino globale veste di tendenza, conosce i brand più blasonati, si informa(non solo di moda), viaggia e inevitabilmente è cultore del “bel vestire”.

E’ il cosmopolitismo, bellezza!

Da sempre gli indumenti possono essere particolarmente indicativi della professione svolta.

Ad esempio se vedi qualcuno indossare un cappello da chef è difficile che di professione possa fare il calciatore, o comunque non ho mai visto Messi calciare un rigore con indosso un camice!

Ovviamente il signor Messi(che sicuramente leggerà questo articolo) può sentirsi libero di smentire in qualsiasi momento, resto a disposizione…

Anche l’ appartenenza ad un’etnia può essere dedotta dall’abbigliamento.

Un chiaro esempio lo ritroviamo nell’avventurosa comunità gipsy, dove tra i vari tratti distintivi possiamo annoverare gonne lunghe, top colorati, gilet e accessori sfarzosi.

-E le credenze religiose?


Anche quelle non sono escluse, o quantomeno alcune presentano una caratterizzazione estetica più forte rispetto ad altre.

Infatti ricorrono nell’ immaginario collettivo il burqa che è solito essere indossato dalle donne islamiche, la kippah che è il copricapo utilizzato dai maschi ebrei, la kesa dei monaci buddhisti, le tuniche delle suore.

La contaminazione e la metafora dello specchio

– La moda

La moda, di per sé, è un fenomeno sociale(secondo molti è un bisogno indotto) che parte da una cerchia ristretta di soggetti, si estende, tende ad essere riconosciuto da un numero sempre più ampio di persone, fino ad arrivare alla massificazione della tendenza.

E’ pacifico asserire che tale processo non parte da noi ma ci investe in pieno.

Il punto focale, tuttavia, sta nella scelta di seguirla: l’ ultima parola spetta a noi.


E’ ovvio che non firmiamo alcun contratto che ci obblighi a seguirla.

Ma non solo: quandanche decidessimo di farlo, non dobbiamo mica “obbedire” in maniera cieca ed anonima, anzi reinterpretare lo stile dominante secondo un’ ottica personale e rivisitarne determinati tratti è la chiave per essere riconoscibili nonostante la massa.


E’ questo il bello della piena espressione del sé che mostra infinite sfumature malgrado lo sfondo sia uguale per tutti.

– Lasciarsi contaminare


E non sareste d’accordo con me se affermassi che a rendere più gustosa la ricetta ci sarebbe la salsa più vivace di tutte?


Di cosa sto parlando?

Della contaminazione.

Mi spiego meglio. Quando si parla di stile, moda e di tutto ciò che si indossa, non possiamo più ragionare in termini di stoffe che vanno a coprire il nostro corpo e basta.


La nostra evoluzione ci porta ad una continua contaminazione tra vari settori dello scibile umano che abbraccia l’arte, la moda, lo stile, la storia, il cinema, la letteratura, la scienza, la religione, la psicologia, la comunicazione, lo sport.


Come vediamo il quadro è molto più ampio e possiamo tranquillamente definire il nostro guardaroba come lo specchio che riflette la creatività del nostro mondo interiore.

Per poter crescere dobbiamo distruggere vecchie abitudini al fine di dare spazio a delle nuove.
Ogni mattina potremmo spalancare le ante del nostro armadio e anziché porci la solita domanda:“Oggi cosa metto?” potremmo dire:“ Oggi cosa voglio comunicare? Cosa voglio trasmettere?”

Saluti

Bene, anche stavolta siamo arrivati ai saluti.

E’ stato un piacere o caro compagno di viaggio, adesso sei consapevole del fatto che ciò che indossi ogni giorno rappresenta il tuo messaggio.

E sai chi è il destinatario?

Il mondo

Alla prossima.

Francesco

L’ Allegro – aka Francesco Allegretta

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *